Galleria Moitre https://www.galleriamoitre.com Galleria d'Arte a Torino Wed, 07 Oct 2026 09:36:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Error Club – 17 ottobre dalle ore 18.00 https://www.galleriamoitre.com/error-club-17-ottobre-dalle-ore-18-00/ https://www.galleriamoitre.com/error-club-17-ottobre-dalle-ore-18-00/#respond Wed, 30 Sep 2026 18:53:23 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2909 Error Club

Inaugurazione: 17 ottobre dalle ore 18.00

Esposizione: 18 ottobre – 30 novembre 2026

Giulia Cotterli, Fannidada, Stefano Fontana, Serena Gamba,

Ericavale Morello, Sergio Salomone, Elena Tortia

Senza errore non vi sarebbe l’arte. Ragion per cui, analizzarne la presenza, con il suo sviluppo, è una pratica

per sviscerare la complessità della creatività.

Sbagliare, nella forma del tentativo, è l’inconfessabile segreto della formazione personale di ogni essere umano. Se la pratica viene ben esercitata, con costanza, i benefici saranno non solo evidenti ma perfino, nei risultati definibili modesti, stimolanti.

Così l’errore diventa campione, esempio e, in talune circostanze, viene mantenuto vivo non solo come bagaglio esperienziale ma nella forma dell’oggetto.

È in questa ipotesi che s’inserisce la mostra dal titolo: “Error Club”, che la galleria dedica alle prove, agli esperimenti, agli intoppi, ad ogni forma di errore concreto ma inatteso.

Proprio nell’inaspettato si colloca la curiosità dei lavori esposti.

Certe volte accantonai, dimenticati, riconsiderati dopo un periodo, eppure conservati, accuditi.

Osservati nel loro complesso, custodiscono un pensiero d’umanità e dedizione che ci ha colpiti fin dalla nostra prima visione.

Opere inattese in una galleria odierna, dedita al terminato, al non finito ragionato, ai lavori d’arte che cessano d’essere lavorati per divenire patrimonio pubblico.

Eppure, se possiamo, questa è la più sentimentale delle esposizioni che abbiamo mai messo in piedi. Una vicinanza con il difetto, più che altro un dialogo con la vita stessa nella sua instabilità e nel riproporsi continuamente, senza sosta, nella facilitazione di errori, cercati o imprevedibili.

Idealmente abbiamo costituito un club, in cui tutte queste opere potessero ritrovarsi, per fare due chiacchiere, mostrandosi complete nella loro idealizzazione.

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Orchi_dee || Sherazade || 10 luglio ore 20.00 https://www.galleriamoitre.com/orchi_dee-sherazade-10-luglio-ore-20-00/ https://www.galleriamoitre.com/orchi_dee-sherazade-10-luglio-ore-20-00/#respond Fri, 26 Jun 2026 15:06:17 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2899

 

“Sherazade”, live concert/performance, è un caleidoscopio di poesia e racconti a cui la donna, colta e sapiente, dà voce per allontanare lo spettro della morte che il re dei Sassanidi sta diffondendo fra la gente.
L’espediente è un patto fra sorelle, Sherazad e Dinarzad per salvare se’ stesse e tutte le donne del regno, innalzano la narrazione e il sapere a mezzo salvifico, antidoto radicale e seducente alla paura e alla pochezza del potere.
Sherazade di Orchi_dee è un incantesimo sonoro e sensoriale per dar voce a una storia di emancipazione femminile universale.

Concerto dal vivo con strumenti elettronici ed elettroacustici

Durata 60 minuti

 

Prenotazione obbligatoria:

info@galleriamoitr.com o WhatsApp 3401460377

donazione consigliata euro 10

paypal @orchidee.produzioni o in loco la sera dell evento

 

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Orchi_dee

Orchi_dee nasce dall’incontro artistico tra Eleonora Gusmano, attrice, regista e performer e Alessandro Romano, LORCO, musicista eclettico e sound engineer nel 2017. I lavori del collettivo sono un ibrido performativo in cui la parola deformata, scomposta e sublimata, supera il legame indissolubile tra significato della parola e dimensione sonora e si fonde e confronta con la manipolazione del live electronics.

Il primo lavoro del collettivo è l’Ora blu, che debutta a Bologna nel luglio 2017 all’interno della
rassegna Inviti ad Arte, ha replicato a Roma, Torino, Milano nel 2018 presso spazi museali, Teatri e Live Club musicali. La drammaturgia originale dello spettacolo si è classificata al secondo posto del Premio Nazionale InPlatea. Lo spettacolo è stato selezionato inoltre per il Festival Archivissima 2019, svoltosi nel complesso del Polo del 900. Nel 2019 replica in Puglia nella rassegna Teatro Visione. Nella stessa regione, nel 2021 partecipa alla rassegna Cov-Art a Monopoli. Nel 2022/2023 sono ospiti al Festival Arzibanda e al Museo MUSPAC dell’Aquila. La compagnia nel settembre 2019 è vincitrice, con il Roseto della Sorpresa, del bando “Luoghi della Cultura” della Compagnia San Paolo col progetto ‘Un castello per amico e una comunità di giardini’ (Comune di Castell’Alfero). Il secondo lavoro della compagnia, Secondo Natura, parte proprio da un’indagine sul territorio con gli abitanti nella provincia di Asti.
Nel Marzo 2023 debutta a Roma Rez, terzo lavoro della compagnia ispirato ad Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli che replica, tra gli altri, nel festival Lama Teatro a Monopoli, all’Hiroshima Mon Amour di Torino e Grisù 451 Festival delle parole a Ferrara, Maremilano, Fortezza Est.
Nel 2025 firmano per la Sapienza di Roma il Documentario The Rhythmic Body , con Julia Varley, Eugenio Barba, Cathy Marchand e Ewa Benesz.
Sherazade, il loro quarto progetto in lavorazione, seguirà un doppio binario produttivo in doppia forma: podcast e performance. Debutta in forma di studio al Buka BuskerFest a Palermo e a Lama Teatro nel settembre 2025. Nel 2026 gira Club e varie location in tutta Italia.

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Dmav – Corporate Porn https://www.galleriamoitre.com/dmav-corporate-porn/ https://www.galleriamoitre.com/dmav-corporate-porn/#respond Wed, 11 Mar 2026 11:05:30 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2882

DMAV. Corporate Porn. Fenomenologia dell’oscenità organizzativa e tensioni di resistenza

Mostra : Galleria Moitre , Torino, 18 aprile – 30 giugno 2026

Performance : H Farm Campus , Roncade (TV), mercoledì 20 maggio, ore 11.30

Performance: BUH12, Padova, giovedì 18, ore 18.00

 

Il collettivo di arte sociale DMAV – Dalla maschera al volto presenta Corporate Porn. Fenomenologia dell’oscenità organizzativa e tensioni di resistenza , un progetto artistico che attraverso una mostra e una serie di performance indaga le derive del linguaggio organizzativo contemporaneo e le sue implicazioni sociali, politiche ed emotive , tramite linguaggi visivi , performativi e sonori .

Corporate Porn è un ciclo di interventi artistici che esplora le forme di oscenità che infestano il linguaggio utilizzato all’interno di aziende, organizzazioni e comunità inserite nelle logiche del capitalismo avanzato. Attraverso un approccio apparentemente pop e ironico, DMAV mette in scena l’utilizzo compulsivo di parole, acronimi e mantra manageriali che, pur presentandosi come rassicuranti, performativi o orientati all’efficienza, finiscono spesso per svuotarsi di senso, trasformandosi in frammenti linguistici ossessivi e autoreferenziali . Così, PDC A diventa Plan Do Check Fuck , D&I si trasforma in Diversity & Illusion , HR in Human Remorses .

LA MOSTRA

Il progetto debutta con una mostra presso Galleria Moitre a Torino , dal 18 aprile al 30 giugno 2026. La mostra presenta opere di arte visiva , grafiche d’artista e una grande videoinstallazione . Partendo da acronimi e sigle emblematiche del gergo aziendale, DMAV realizza operazioni di smontaggio, isolamento, deformazione e détournement che evidenziano dinamiche di potere, derive linguistiche e forme di resistenza insite in codici ormai ridotti a formule che girano a vuoto.
Le opere della collezione Corporate Porn compongono un percorso essenziale e minimalista , fatto di parole e colori, in un equilibrio instabile tra tentazione pop, provocazione e presa di posizione sociale. Durante il vernissage, il pubblico potrà assistere a una performance site specific di lancio del progetto: DMAV porta nello spazio della galleria la propria energia contagiosa, una sonorizzazione dal vivo delle oscenità organizzative, accompagnata da azioni visive e illustrazioni realizzate in tempo reale.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue , con contributi che dialogano con le opere in un contrappunto di riflessione e approfondimento. La curatela, sviluppata in modo intrecciato con Decentral e con il mondo della trasformazione organizzativa, valorizza l’esperienza di Corporate Rebels e apre il racconto al rapporto tra linguaggi e aziende in evoluzione, con interventi di Francesca Moriani (CEO Var Group), Gianluca Spolverato (Laborability) e Alessio Moitre, gallerista che ospita la prima edizione della mostra.

L E PERFORMANCE
La seconda tappa del progetto è Riots , performance immersiva con sonorizzazione , presentata il 20 maggio 2026 alle ore 11.30 presso H – Farm Campus di Roncade (TV) , all’interno della sesta edizione di Impact 2030, evento dedicato ai cambiamenti degli scenari lavorativi organizzato da Laborability.
Riots nasce dal progetto musicale Corporate Porn : una linea di ricerca sonora che trasforma i mantra aziendali in tracce post – punk ed elettroniche , perturbanti e ipnotiche. Il concept album verrà pubblicato entro aprile 2026 sulle principali piattaforme online e presentato dal vivo per la prima volta proprio in occasione di Impact 2030.

La terza tappa è la performance Recruitment Day , un o spazio interattivo e partecipativo che invita il pubblico a sperimentare la distopia di un mondo completamente intriso di Corporate Porn . Assunti simbolicamente dall’Ufficio Risorse Umane, i partecipanti vengono inseriti in un “entusiasmante ” percorso di onboarding , guidati da KPI, talenti da esprimere e gerarchie da interiorizzare, fino a diventare parte integrante del perfetto Corporate Team .
La prima edizione di Corporate Porn – Recruitment Day sarà realizzata in collaborazione con Bulldozer a Padova , nello spazio BUH12 , il 1° ottobre 2026 .

 

Il progetto nasce in partnership con Decentral , società consortile benefit impegnata nella trasformazione dei modelli organizzativi, e si sviluppa grazie a una rete di collaborazioni che comprende Galleria Moitre , Laborability , Bulldozer , Kopernicana, Gruppo Prometa , Sinesy , con una special partnership con Corporate Rebels , movimento globale fondato nei Paesi Bassi nel 2016 che supporta organizzazioni di tutto il mondo nel superamento di gerarchie rigide e burocrazie disumanizzanti a favore di modelli di la voro più autonomi, partecipativi e umani.

DMAV

DMAV è un collettivo artistico nato a Udine nel 2010 che realizza progetti di arte pubblica ed esperienze immersive di agitazione empatica, entrando in relazione con le comunità e generando percorsi di consapevolezza sociale. Attraverso performance, fotogr afia, videoinstallazioni, design e musica, DMAV crea spazi di immersione e visione, attivando processi di trasformazione nei contesti dell’apprendimento, del lavoro, della cultura e della vita quotidiana.

L’esibizione straniante dell a pornografia organizzativa – spiega Alessandro Rinaldi del collettivo DMAV – diventa una strategia critica di decostruzione dei codici autocelebrativi del capitalismo contemporaneo, aprendo a possibili rovesciamenti liberatori ».

 

Scheda del progetto Titolo

A cura di Main partner

DMAV. Corporate Porn. Fenomenologia dell’oscenità organizzativa e tensioni di resistenza
DMAV e Decentral
Decentral

Special partner In collaborazione con
Date
Info al pubblico

Corporate Rebels

Galleria Moitre, Laborability, Bulldozer, Kopernicana, Gruppo Prometa, Sinesy 18 aprile – 1° ottobre 2026
www.dmav.it ||info@dmav.it

Mostra

Date Sede Opening Orari Ingresso Info

P erformance

Nell’ambito di Data
Sede
Ingresso

Performance

Data Sede Ingresso

Corporate Porn

18 aprile – 30 giugno 2026
Galleria Moitre, Via Santa Giulia 37, Torino
S abato 18 aprile 2026, ore 18.00
mercoledì –venerdì 16.00 –19.00 | altri giorni su appuntamento libero
galleriamoitre.com | info@galleriamoitre.com |+39 338 1426301

Impact 2030
mercoledì 20 maggio 2026, ore 11.30
H – Farm Campus, Via Adriano Olivetti 1, Roncade (TV)
libero previa iscrizione su l sito laborability.com/impact2030

Recruitment Day

giovedì 1
BUH12, Via Prima Strada 12, Padova libero

Ufficio stampa

info@noracomunicazione.it – +3 9 339.8959372 noracomunicazione.it

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Alessio Moitre – Roberto Necco || Saluti al giorno || 4 dicembre ore 18.00 https://www.galleriamoitre.com/alessio-moitre-roberto-necco-saluti-al-giorno-4-dicembre-ore-18-00/ https://www.galleriamoitre.com/alessio-moitre-roberto-necco-saluti-al-giorno-4-dicembre-ore-18-00/#respond Thu, 13 Nov 2025 09:25:46 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2867 Alessio Moitre

Roberto Necco – Elyron

Saluti al giorno

Vernissage: 4 dicembre ore 18.00

Esposizione: 5 dicembre 2025 – 24 gennaio 2026

Questa esposizione gode ed ha goduto, di un dono di leggerezza, dunque mi pare opportuno proseguire su tale cammino evocandone i passaggi chiave senza ostinarsi in complicazioni.

Ad iniziare dall’aprile del 2020, con la visione delle traiettorie dei rondoni da me disegnate goffamente su foglietti, in ore che parevano umanamente perse per sempre.

Il gioco è proseguito. Quel planare appena appena richiamato ai passanti dal garrire dei pennuti, nel per me incredibile disinteresse del cittadino, si è tramutato in un analisi di pensieri sul giorno e sulle sue convenzioni, in un tributo al tempo, quello della stagionalità, e la ripartenza dei volatili.

Tempo d’attesa adeguato, nel mentre, per meditare su quelle linee riportate in quaderni e in qualche parolina dispersa mollata ai margini per comprensione di ciò che avevo osservato.

Così e così si è proceduto. Senza presupposti di andare oltre. Una volontà di segreto nella piacevolezza di una consuetudine che ho cominciato ad attendere scrutando il cielo e sperando nell’udire nei sottotetti, una vitalità tipica della primavera. Queste fortune sono ancora possibili.

Con gli anni, l’imprecisione della mia, pur genuina volontà, ha determinato un desiderio di bellezza e d’una armonia che intravvedevo all’origine ma che non sapevo, in nessun modo, avvicinare.

Ne ero incapace, come ne sono tutt’ora e che comunque, a pochi è concessa.

Tale sensibilità poteva esser indagata però da Roberto Necco (ancor più noto come Elyron) e dal suo percorso intellettuale, intrapreso anch’esso in una forma di costanza e di corroborante silenzio. Il suo gesto accompagnato dall’ingegno vispo, ha permesso di realizzare non solo delle parole scosse, ma una frammentazione sanamente imprecisa di pensieri, resi vivi dal tratto e dalla ricerca sulle forme. Il lavoro è stato portato avanti senza fretta, permettendomi di rimanere sorpreso, ancora una volta, dal genio dell’artista scaturita, per mia fortuna, dalla “voliera”, una stanza che è, per me, una sorpresa felicissima.

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Zazie sotto la Mole https://www.galleriamoitre.com/zazie-sotto-la-mole/ https://www.galleriamoitre.com/zazie-sotto-la-mole/#respond Fri, 10 Oct 2025 08:08:27 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2861 Ericavale Morello

Zazie sotto la Mole

 

Inaugurazione: 24 ottobre

In mostra fino al 31 ottobre

 

Presentazione del libro edito dalla casa editrice Clichy

In collaborazione con la Libreria dei Ragazzi di Torino

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Roberto Ghezzi – 480 ore di luce – 18 settembre / 18 ottobre 2025 https://www.galleriamoitre.com/roberto-ghezzi-480-ore-di-luce-18-settembre-18-ottobre-2025/ https://www.galleriamoitre.com/roberto-ghezzi-480-ore-di-luce-18-settembre-18-ottobre-2025/#respond Thu, 31 Jul 2025 07:51:19 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2848

 

480 ORE DI LUCE Arte, Scienza ed Ecologia Ambientale è la mostra personale di Roberto Ghezzi che riunisce trenta opere tra Naturografie©, fotografie stenopeiche, monotipie, piccole pitture a olio, disegni, video e taccuini di viaggio come frammenti di una geografia interiore. Ghezzi agisce in modo fluido, in ascolto profondo della natura, che intreccia spazio, tempo, memoria e luce. Ogni opera è testimonianza di un passaggio: una traccia lasciata da un corpo e da uno sguardo in cerca dell’essenziale, ai margini del mondo. In lui opere e vita coincidono. Artista cosmopolita, nomade, visionario, poliedrico, interdisciplinare e al tempo stesso solitario,
Roberto Ghezzi (Cortona 1978) nasce in una famiglia di scultori e si laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua ricerca è incentrata sull’ambiente e sulla relazione tra natura ed essere umano. Tra i maestri di riferimento della sua poetica, pur con linguaggi differenti, spiccano Giuseppe Penone e Alberto Burri, entrambi artefici di nuovi orizzonti in cui arte, materia e tempo si incontrano.
Nutrito da questa doppia linfa, Ghezzi costruisce un linguaggio autonomo: un patto personale e silenzioso con la natura, in cui l’artista è testimone, facilitatore e custode di un processo creativo condiviso con il paesaggio stesso.
La sua ricerca nasce dall’intreccio tra esperienza intima e necessità di raccontare un mondo di bellezza assoluta. In spazi remoti e silenziosi, carichi di emozioni e meditazioni, Ghezzi si muove lentamente, con lo sguardo aperto su orizzonti infiniti. È un viandante contemporaneo che si ferma, osserva, ascolta, per restituire una visione profonda in cui la natura è protagonista e narratrice di se stessa; una figura che ricorda il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, sospesa tra
contemplazione e appartenenza al paesaggio. In questa epoca segnata dalla crisi climatica, in cui i ghiacciai si ritirano, i mari avanzano e le stagioni perdono il loro ritmo, le opere di Ghezzi assumono un valore di testimonianza e di memoria. Opere che nascono durante lunghe residenze in territori remoti e spesso estremi — Islanda, Alaska, Svalbard, Patagonia, Groenlandia, Nepal — dove la natura è viva, potente, intransigente. Il gesto artistico diventa un atto di rispetto, di ascolto e di memoria. Qui, il paesaggio non è sfondo ma interlocutore, capace di determinare il ritmo del corpo, il respiro e il gesto creativo.
Questi territori, dalla bellezza selvaggia, costringono l’artista a misurarsi con i propri limiti fisici ed emotivi: ogni passo è atto di resistenza e devozione.

Nel progetto The Mountain’s Eyes, realizzato in Nepal in partenariato con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, con il contributo scientifico di Rodolfo Carosi, Chiara Montomoli e Salvatore Iaccarino, l’artista ha raggiunto il campo base dell’Annapurna (8.091 m s.l.m).
Ha attraversato zone impervie fino a 5.000 m di altitudine, portando con sé taccuini, materiali e strumenti essenziali per il lavoro. Come scrive nei diari: «Fatica, sudore, domande e pensieri, bellezza infinita e forse felicità». Invaso da entusiasmo, sopraffatto da un sentimento potente e illuminato da un respiro ampio, vive la creazione come estasi e tormento michelangiolesco: gioia e prova estrema. Durante il cammino ha raccolto 64 lattine abbandonate, trasformandole in camere oscure: un foro, carta fotografica sensibile, venti giorni di esposizione — 480 ore di luce. Tempo in cui la luce ha lavorato ininterrottamente, imprimendo le immagini della montagna. Un caravaggismo contemporaneo in cui il fascio luminoso svela la scena.
«Tutto rimane impresso su queste carte, tranne gli uomini… Forse le montagne ci guardano senza vederci».
Con il progetto Iceland Still, Ghezzi esplora i paesaggi vulcanici e glaciali dell’Islanda, dove il tempo è plasmato dalla luce. In collaborazione con il fotografo Antonio Manta e l’operatore di droni Leonardo Vianello Mizar realizza lunghe esposizioni che diventano strumenti di ascolto: vento, acqua e nuvole tracciano segni invisibili che la fotografia rivela.
In queste opere il tempo non è misurato in minuti o ore, ma si dilata in un presente continuo, un “qui e ora” che ingloba passato e futuro in un unico istante. È la sospensione in cui l’osservatore percepisce che ogni momento è irripetibile e, allo stesso tempo, parte di un flusso infinito. La fisica quantistica suggerisce che il tempo non scorra in modo lineare, ma che ogni attimo coesista con gli altri, come onde che si sovrappongono. Nelle immagini di Ghezzi questa teoria si fa esperienza visiva. La lunga esposizione non cattura solo ciò che appare, ma registra ciò che accade tra un istante e l’altro, ciò che normalmente sfugge allo sguardo.
«La magnifica ossessione di inseguire qualcosa che non sarà mai raggiunto». Qui la lentezza è misura del tempo, e la citazione di Sant’Agostino trova eco: «Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede,
non lo so più».
Alle Svalbard, con il progetto Polar Stream, in collaborazione con Fabiana Corami del CNR – Istituto di Scienze Polari e il videomaker Leonardo Mizar, l’artista traduce in immagini il mutare dei ghiacciai, i suoni e il fluire delle correnti polari. C’è una consapevolezza nostalgica nel documentare queste masse di ghiaccio millenarie, sapendo che la loro forma, estensione e persino il loro colore stanno cambiando in modo irreversibile. La proiezione avvolge lo spettatore nel silenzio dell’Artico, interrotto solo dal suono profondo del mare, evocando i landscapes of longing di Caspar David Friedrich. In queste immagini il paesaggio diventa specchio di uno stato d’animo: vasto, silenzioso, intriso di attesa, capace di far percepire allo spettatore la propria piccolezza e, insieme, la propria connessione con l’infinito. È un’esperienza immersiva che unisce meraviglia e perdita.
Per le sue Naturografie©, termine da lui coniato, Ghezzi cerca luoghi specifici, urbani o naturali, in cui immergere per tempi prolungati tele grezze in acque di mari, fiumi o laghi. Durante settimane o mesi, elementi organici si depositano sul tessuto, generando segni pittorici dai toni naturali che rivelano paesaggi e immagini che raccontano un processo in continua trasformazione: la cronaca silenziosa di ecosistemi che mutano sotto i nostri occhi. In queste superfici sospese si percepisce un’atmosfera vicina alle campiture emotive di Mark Rothko. Come scrive Rainer Maria Rilke:
«Essere qui è meraviglioso. Tu lo sapevi».

Incontrare Roberto Ghezzi significa lasciarsi attraversare dal respiro lento della natura, accogliere il caso come compagno di viaggio e scoprire che il tempo non si misura più in ore, ma in tracce. Il suo lavoro non rappresenta il paesaggio: lo attraversa, lo ascolta e lo restituisce come esperienza viva. È diario visivo e testimonianza di un incontro fisico, relazionale e spirituale, dove la sfida con gli elementi si intreccia con la ricerca interiore e la necessità di lasciare traccia. Nei territori ai confini del mondo, l’opera di Ghezzi racconta la ricerca di un artista che unisce esperienza fisica e visione interiore, dando vita a creazioni che sono insieme testimonianza del paesaggio e riflesso dell’essenza, evocando le più alte aspirazioni umane.

Elena Radovix

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Ettore Pinelli https://www.galleriamoitre.com/ettore-pinelli/ https://www.galleriamoitre.com/ettore-pinelli/#respond Fri, 30 May 2025 09:24:39 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2829 /*

Ettore Pinelli è nato a Modica 1984

 

Mostre personali e bipersonali recenti

 

Unstable Nature, Cartavetra, Firenze, 2025;

Senza Tragedia, Galleria Alessio Moitre, Torino, 2025;

Noemi Durighello / Ettore Pinelli, Labs Gallery, Bologna, 2023;

La parte nascosta, Kromya Art Gallery, Verona, 2022;

Dialogo inverso – Ettore Pinelli / Giorgio Distefano, Cartavetra, Firenze, 2022;

Iconofilia/Fantasma, Traffic Gallery, Bergamo, 2021;

Archivio senza titolo, Sacca Gallery, Pozzallo, 2020;

Un luogo sconosciuto, Circoloquadro, Milano / Ritmo, Catania, 2019 – 2018;

Mono, Fusion Art Gallery/Inaudita, Torino, 2018;

Slight fist, Quam, Scicli, 2016.

 

Mostre collettive recenti

 

L’occhio del pittore è un occhio tutto rosso, Traffic Gallery, Bergamo, 2025;

La parete che resta / The wall that remains, Cartavetra, Firenze, 2025;

8 secondi, Exhibi.To 2024, Galleria Alessio Moitre, Torino, 2024;

Be Natural Be Wild, Selvatica Festival, Spazio Cultura, Fondazione Cassa di Risparmio, Biella, 2024;

Pittura Segreta, Fondazione The Bank, Bassano del Grappa, 2023;

A pretendere un destino, Galleria Cartavetra, Firenze, 2023;

Arum Pictum (Landina 2023), Museo Tornielli, Ameno, 2023;

Drawings from Motel, Museo Civico, Gerace, 2023;

Come un’onda come in volo, Museo Francesco Baracca, Lugo, 2023;

Somebody’s watching me, Traffic Gallery, Bergamo, 2023;

Love Bombing. Gaslighting, Videoinsight Center, Torino, 2022;

Ligabue, la figura ritrovata, 11 artisti contemporanei a confronto, Fondazione Museo Ligabue, Gualtieri, 2021;

Un Puro Nulla, Sacca Gallery, Pozzallo, 2020;

Grey Street, Area35 Art Gallery, Milano, 2020;

Arteam Cup, Fondazione Dino Zoli, Forlì, 2020;

Tutti non ci sono, Traffic Gallery, Bergamo, 2019;

Selvatico 13. Fantasia Fantasma. Pittura tra immaginazione e memoria, Palazzo Pezzi, Cotignola, 2018;

Sulla Pittura: Cingolani, Galliano, Pinelli, Rossi, SpazioSiena, Siena, 2018;

18º Premio Cairo, Palazzo Reale, Milano, 2017;

Dialogica, Galleria regionale, Palazzo Bellomo, Siracusa, 2017;

Condensa, Fusion Art Gallery/Inaudita, Torino, 2017;

TU 35, Officina giovani, Prato, 2016.

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Elena Tortia | What Time is it? – What is time? https://www.galleriamoitre.com/elena-tortia-what-time-is-it-what-is-time/ https://www.galleriamoitre.com/elena-tortia-what-time-is-it-what-is-time/#respond Sun, 11 May 2025 14:51:14 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2824

Inaugurazione: 23 maggio ore 18.30

Esposizione: 24 maggio – 13 luglio 2025

What time is it – What is time è un progetto che racchiude molti lavori precedenti, nei quali si affronta in maniera differente, o semplicemente con linguaggi paralleli, il tempo. Il lavoro non si chiede che cosa sia il tempo ma come esso venga rappresentato e quali convenzioni si utilizzino, confrontando una base scientifica, terrestre e pratica, grazie al dialogo, alla ricerca e collaborazione del science advisor Massimiliano Rota, ricercatore presso l’università di Bristol (UK). Poiché il concetto che abbiamo del tempo è tra l’immaginifico e il terreno, legato al nostro spostarsi, al misurare o registrare, dall’ambito fisico o a quello sentimentale, l’opera inizia come una registrazione di dati per spostarsi ad un piano scientifico. Infatti, se il secondo è terrestre e definito convenzionalmente in base alle proprietà fisiche dell’atomo di cesio -133, la stessa fisica, astronomia e meccanica non rappresentano il tempo in un unico modo, anzi per far avvicinare alcune convenzioni standard a volte si perdono o aggiungono secondi.

Nel progetto, quindi, troverete questi calcoli a confronto che disegnano le ombre di oggetti rotti, disposti in successione lungo una linea, scelta come canale di trasmissione per descrivere la progressione del tempo sulla Terra. L’accumulo e trascrizione dei dati, in maniera diaristica, parte proprio dall’osservare l’incertezza, il lasso di tempo che trascorre tra la rottura reale dell’oggetto e la sua trascrizione, la stima o approssimazione dell’orologio utilizzato, le parole convenzionali che si usano per descrivere momenti della giornata. Inoltre, come spesso avviene nei miei lavori il progetto si divide in parti: le tavole su carta millimetrata con i calcoli e disegni appena descritti, due tele fatte nella stessa giornata che utilizzano il disegno come ripetizione e pratica, accumuli di oggetti (scontrini) per parlare dell’oggetto e della sua rappresentazione nello spazio tempo, calendari disegnati dove il tempo e l’ombra sono delle costanti.

Un progetto sull’ambiguità del tempo, del suo racconto e rapporto che abbiamo con esso, poiché, almeno una volta, avremo detto o ci sarà stata rivolta la frase “non ho tempo”.

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Presentazione del libro: Il regno del Signor Hans Holbein – Testi di Luca Ragagnin, immagini di Fannidada – Prinp editore – 29 aprile dalle ore 18.30 https://www.galleriamoitre.com/presentazione-del-libro-il-regno-del-signor-hans-holbein-testi-di-luca-ragagnin-immagini-di-fannidada-17-aprile-dalle-ore-18-30/ https://www.galleriamoitre.com/presentazione-del-libro-il-regno-del-signor-hans-holbein-testi-di-luca-ragagnin-immagini-di-fannidada-17-aprile-dalle-ore-18-30/#respond Wed, 09 Apr 2025 07:28:56 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2811

 

Recentemente, sfogliando una copia della Grande Enciclopedia Universale Rizzoli Larousse, abbiamo scoperto l’esistenza dell’Alfabeto della Morte, una serie di 24 capilettera realizzati nel 1524 dall’artista tedesco Hans Holbein il Giovane e incisi su legno da Hans Lutzelburger.

Hans Holbein fu artista molto produttivo: durante la sua residenza Basilea, noto centro di di studi e di diffusione delle idee della riforma protestante, realizzò dei cicli d’immagini dedicati alla Danza della morte.

Le immagini velatamente satiriche di scheletri danzanti con donne e uomini riprendevano l’allegoria tardomedievale della danza macabra, memento mori rivolto a tutti i membri della società a partire dal papa e poi a seguire l’imperatore, il re, la regina, persone comuni come l’ubriacone e l’usuraio, fino a giungere all’ultimo elemento della scala sociale, il bambino.

A differenza delle rappresentazione precedenti, dove la danza si svolgeva in un unico luogo e in un’unica scena, Holbein suddivise la danza macabra in singole immagini a sé stanti che successivamente ordinò come capilettera, secondo la gerarchia sociale dell’epoca, nell’Alfabeto della Morte.

Anche noi suggestionati dalla storia di queste immagini abbiamo deciso di realizzare una nostra reinterpretazione sfruttando i volumi tutti uguali dell’enciclopedia che avevamo conservato per tanti anni.

Anche Luca Ragagnin, in una modernità inventata, ha seguito lo schema di Holbein abbinando ad ogni lettera dell’alfabeto la figura sociale corrispondente. Ne è nato una sorta di scambio epistolare che a cadenza regolare ha visto l’invio da parte di Luca dei suoi componimenti surreali ispirati ai nostri capilettera mentre da parte nostre abbiamo riposto ai suoi invii impaginando il testo e le immagini in una costante aggiustatura dei pieni e dei vuoti con un grande divertimento reciproco.

 

Fannidada

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Liana Ghukasyan – Blues for you https://www.galleriamoitre.com/liana-ghukasyan-blues-for-you/ https://www.galleriamoitre.com/liana-ghukasyan-blues-for-you/#respond Wed, 19 Mar 2025 08:14:18 +0000 http://www.galleriamoitre.com/?p=2796 Liana Ghukasyan

Blues For You

Inaugurazione: 29 marzo ore 18.00

Esposizione: 30 marzo – 30 aprile 2025

Vi sono delle frequentazione umane che divengono abitudinarie. E di certo, qualcheduna avviene, anche, per esigenza. Dunque non è affatto banale ciò che Liana Ghukasyan ci propone e, in fondo, ci ripropone come punto d’attenzione e di maggior analisi. Il letto, oggetto e simbologia, ha la presenza dell’inevitabile, del luogo tributato ed assegnato dalla conformazione architettonica delle abitazioni. Una stanza da letto, per il letto, vi è come prassi di civiltà e d’usanza. Si vorrebbe affermare che fosse essenziale, o almeno, lo si spera. Dunque diviene anche postazione di azioni varie, assortite, lecite, accettabili, segrete, il letto muta perfino in talamo religioso, variando di nome. Ma è sempre lo stesso oggetto. Al suo interno, sopra di esso, sotto di esso, avvengono vicende che nella cronologia umana sono accostate alla notte, al giorno, alla procreazione, al divertimento, al riposo, al “conscio letto, dolorosamente”, alla Leopardi. Liana ci conferma che il letto “è una morte e rinascita tutti i giorni”. Vi è, a ben guardare, un principio primordiale, per non dire alchemico. Due concetti che nella sua pittura avvengono in una combinazione continuata e mischiata, generando disturbi, visioni, conferme, epifanie, delitti, deliri. Si potrebbe ricercare in svariati luoghi le anime dei pittori ma è quanto mai azzeccato che la Ghukasyan ritrovi una parte della sua creatività nelle pieghe di una coperta, tra gli umori di un lenzuolo, nelle forme scultoree di un materasso o di un cuscino. E in questo non vi è nulla di scontato perché da tali ovvietà ed evidenze, i suoi personaggi si conformano come esperimenti psicologici, neuroscientifici, presenza che solo e per merito della sua osservazione, divengono a noi evidenti. Forme distorte, con mani unghiute, animali, madonne, perdite nel sogno, momenti di presenza all’interno del sogno (gli studi scientifici attuali, molto affascinanti, ci confermano che è possibile, anzi, è il futuro), infine distorsioni e ricompattamenti nella presenza dell’essere umano che, come involucro e scatola di talenti e delitti, riporta tutto all’origine, al pensiero e ad una ragione che dovrebbe supportarlo e venirgli in assistenza. Nella mostra di Liana vi è di certo un elemento di suggestione, di quasi sciamanica ricerca della presenza, dell’invisibile, il punto è che tali pratiche non avvengono mai per natura gratuita ma sono sempre il risultato, la setacciatura d’una esperienza. Probabilmente, come non mai, il titolo, l’argomento, lo sviluppo e la tecnica utilizzata, rappresentano aspetti che l’artista armena ha frequentato assiduamente. Il luogo, l’oggetto prescelto è, ad ogni evidenza, una grande concentrazioni dei saperi della sua arte.

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