10 – 11 febbraio 2017

17.00  –  00.00

Performance di Amalia de Bernardis

durata totale 14 ore

 

Lo spazio bianco

La sedia a dondolo

Le macerie domestiche (piatti di ceramica bianchi fatti a pezzi)

Il contenitore per il latte

Il latte

La sedia per l’ospite

Il quadrato di ceci

Le cuffie bianche

La ninna nanna

La crema idratante

Il triangolo

 

 

La performance si svolge all’interno dello spazio, non di uno spazio. Il bianco è la prima condizione necessaria affinché il dialogo innocente e primario tra corpi possa avvenire.

Primo : corpo vivo, agente, sacrificabile, guaritore, mediatore.

Secondo: corpo inorganico, originario, trasformatore, creatore.

Terzo: corpo ospite, esterno, chiamato.

La reiterazione costante e continua del gesto, atto questo del ricordo, è il motore d’inizio, è il vertice personale e sonoro inserito in un Tempo controllato, non è essa la via d’uscita.

L’azione concreta prende vita nel “Verso”, ovvero nel percorso rituale che scaturisce dal post – dolore da ferita.

E’ nel camminare che la via si svela e l’altro si fa intenzione. E’ nell’inginocchiarsi che la vita scivola nella Causa oltrepassando il limite dell’effetto/affetto e loca tutti i corpi in un Tempo davvero Nostro, dove passato, presente e futuro sono tutti posti e pronti all’entrata di sicurezza.

 

Le 14 ore sono il travaglio della Donna che ha generato tutto questo.

Una sofferenza corporea spontanea e necessaria che parla solo d’Amore, Sacrificio, Memoria e Futuro.

La performance partendo da Torino, dove sarà ospite della Galleria Alessio Moitre, verrà replicata per 14 volte, per 14 mesi, in 14 luoghi differenti.

La durata è di 14 ore complessive divise in due blocchi da 7 ore per due giorni.

I visitatori e gli ospiti potranno entrare ed uscire a loro piacimento, potranno attraversare la performance in più punti e parteciparvi in più modi, a turno saranno invitati poi a prendere posto, uno per volta all’interno del percorso.

 

Mia madre è morta, molto giovane, nel 2016 per un cancro al cervello, una perla bianca che è diventata una corona l’ha condotta piano verso un regno differente dal mio. Questa performance è dedicata a lei.

 

Amalia de Bernardis

 

 

 

“Tre colonne portanti rappresentano l’unità dello stile: spazio, tempo, suono/atto in quanto vettori interni di conoscenza. La visione esterna garantisce la possibilità come scelta primaria: incontro, accoglienza, dono, sacrificio, cura. È l’innocenza di partenza, garante dell’indistruttibilità e, al contempo, della propria e di ogni altra trasformazione. Si crea, così, la trasmissione di una componente quantificabile, di fatto esistente: neutra, lavata definitivamente dalla soggettività dell’agente. Tutto l’affetto si sposta, perdendo e cedendo la dimensione privata, e riguadagnando in oggettività. Qui, germoglia la narrazione: il punto di scaturigine e la nascita dell’artista. La corporeità si concretizza, anche, come il fine dell’opera, in cui la distanza tra pratica attiva – contemporanea – ed estetica è abolita. I sensi respirano, nel candore dello svolgimento. E il passivo viene, appunto, trasfigurato. Un’azione guida, tramite corpo, poiché l’arte si compia.”

 

Ivan Fassio