Inaugurazione 21 gennaio dalle ore 16.00

Esposizione: 22 gennaio – 28 febbraio 2022

 

Complicato è tenersi buona un’idea per più di un giorno. Per sua stessa formazione è soggetta alla corruzione dei tempi e se proviene da distante, ha già più volte deviato dal solco originario oppure si è infittita di sottotesti. Basta che abbia passeggiato tra le persone, assumendone tutta la precarietà e si sia fatta colonizzare dalla cultura predominante. Perché ciò avvenga, nel minor tempo disponibile, è comunemente adoperato un amplificatore di messaggi (l’arcinota “grancassa”) per mezzo di parola, suggestioni, informazioni, notizie, scrittura, dicerie, congetture o indecise ipotesi. Chi espande il messaggio ne ha anche già corrotto il senso perché ne ha fornito uno solo o una minima parte della sua interpretazione. Così il pensiero diventa poco più che un esercizio (“di stile”, seguendo Raymond Queneau). La metodologia la possiamo applicare ovunque, soprattutto a corto raggio, comprovandone gli effetti in modo diretto. Per esempio per l’anno 1998 dove l’artista ha deciso di porre la sua attenzione. Per esser ancor più precisi, per setacciare ancor meglio, in una vicenda che ha coinvolto tre persone: Maria Soledad Rosas (conosciuta come Sole), Edoardo Massari (Baleno) e Silvano Pelissero che nel millenovecentonovantotto furono accusati di azioni di matrice ecoterrorista principiati nell’agosto di due anni prima. Una storia che è una ma che nel linguaggio è difforme. Articoli di giornale, testimonianze, atti giudiziari, lettere, scartafacci, documenti sparsi concorrono a disinibire ogni istinto di sentenza. Declamano invece una condizione storica dove la società si muoveva secondo determinate rotte, non tutte disinteressate, alcune accettabili, altre interpretate, di certo sparse per termini o concetti dal poderoso apparato mediatico di cui oggi, noi, malcapitati abitanti pandemici, ci troviamo nuovamente a soppesarne l’efficienza. L’architettura dotta della Raccanello è una calibrazione storica e contemporanea, ironica quanto basta, della consapevolezza della nostra società lumeggiata tramite parole, in fronte alle notizie che rendono la quotidianità un tassello storico il giorno successivo e che dì dopo dì, trasformano le realtà in giudizio critico nei confronti di fatti, persone, vicende, situazioni.